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Cinquanta Cani e modi per essere Felici

Produzione: Batisfera
Testo e regia : Angelo Trofa
Assistente alla regia: Michela Atzeni
Con: Valentina Fadda, Leonardo Tomasi e Angelo Trofa 
Costumi: Salvatore Aresu
Scenorafia: Pietro Rais e Arianna Caredda
Audio e luci: Manuel Carreras
Foto: Sabina Murru
Immagini video: Francesco Valvo 

Due individui in scena hanno un compito ambizioso ed altisonante: raccontare cinquanta storie di cani e dare qualche consiglio su come essere felici nella vita. 

“I cani saranno commuoventi, cani saranno eroici, i cani saranno virtuosi”.

Prima di dare inizio al loro proposito, i due, hanno bisogno di fare qualche premessa, devono aiutare il pubblico a capire cosa sta per avvenire e chiarire cosa deve aspettarsi dallo spettacolo. 

Il pubblico però ha molte curiosità e lo spettacolo tarda ad iniziare. Sommersi dalle premesse i due cercano, in fine, conforto nelle storie dei cani e nella loro rappresentazione ma queste sono inconcludenti ed ambigue. Presto la pièce diviene una trappola dove gli stessi esecutori restano tagliati fuori. 

In Cinquanta Cani e modi per essere Felici  è inscenata un’attesa continua, metafora della condizione esistenziale, tra delusione e farsa. Le storie dei cani promettono di essere intense ed emotivamente coinvolgenti ma risultano incompiute o incomprensibili. Lo spettacolo tende dunque verso l’attesa di una spiegazione, sempre ammiccata ma mai ottenuta. Nelle svariate situazioni che lo spettacolo propone non manca mai il senso di essere in procinto di una svolta, di un’epifania. La delusione è l’univoca risposta. Lo spettacolo mette in scena un ciclo constante di aspettative e delusioni. 

Con un ritmo sostenuto e numerosi cambi di fronte lo spettacolo inscena una buffa situazione metateatrale dove i suoi stessi esecutori divengono vittime. 

L’obiettivo dello spettacolo Cinquanta Cani e modi per essere Felici è raccontare il senso di smarrimento e la delusione esistenziale descrivendo una parabola tragica nella maniera più brillante possibile. II ritmi, i toni e le dinamiche sceniche tendono ad un clima brillante, distaccato, fedeli alla massima beckettiana che ci ricorda che “non c’è niente di più comico dell’infelicità”.